La Fellowship, un vero valore rotariano

Intervista a Guido Guidi, Governatore del Distretto 2042 per l’anno rotariano 2027-2028

Guido Guidi, Governatore per l’anno rotariano 2027-2028, si racconta con la serietà del ruolo che lo attende e un pizzico di leggerezza, tra fumate bianche, aerei e service che lasciano il segno. Ogni risposta è una scoperta. Un Governatore che porterà in Distretto la sua esperienza, il suo entusiasmo e soprattutto il suo stile personale, fatto di concretezza e di vera fellowship.

Guido, partiamo dall’inizio: come è nata la tua candidatura a Governatore?

È stata una proposta del mio club che io ho accettato con onore. Ne avevamo parlato anche con rotariani di altri club ma era un’idea lasciata in un cassetto. Poi, immediatamente dopo aver ricevuto la richiesta del Distretto di inviare proposte di candidature, il Presidente e il Segretario del mio club hanno deciso che era arrivato il momento… e mi sono trovato l’assemblea convocata! Un percorso condiviso e, in parte, inaspettato.

Ricordi la prima reazione alla notizia della nomina?

È stata surreale. Avuta la notizia, ho chiamato il mio Segretario dicendogli entusiasta: “Abbiamo la fumata bianca!”. Lui, un po’ freddo: “Sì, sì, ho visto, speriamo…”. Un siparietto durato alcuni istanti finché ho capito che lui stava parlando del Papa eletto giusto in quegli istanti! Insomma, tra conclavi e commissioni, per un attimo ho temuto di aver sbagliato ruolo!

Torniamo indietro: quando sei entrato nel Rotary?

Nel 2014. Per me l’imprinting è stato vedere il Rotary come un’occasione di crescita personale: scoprire temi nuovi, conoscere persone, sentirmi coinvolto. Poi è arrivata la dimensione del service e lì è scattata la scintilla vera.

C’è un episodio che ti ha fatto dire: “Ecco, questo è il Rotary che voglio vivere”?

Tantissimi. Uno che porto nel cuore è legato a un service in Africa, si trattava di visite oculistiche e dispositivi compensativi: ricordo una donna con gravi problemi che, messe le correzioni scoppiò a piangere vedendo bene per la prima volta il volto dei suoi figli.
Un’altra volta, un uomo ha rifiutato un paio di occhiali da sole… pensavo fossero “pretese”, ma l’infermiere mi spiegò: “Non può ricambiare. Non prende nulla se non può dare nulla in cambio.” Una lezione di dignità che, unita alle tante ricevute nelle nostre comunità locali, vale più di mille campagne motivazionali.
Scene così ti segnano per sempre. Ti rendi conto che esistono gesti che per noi sono poca cosa, mentre per altri sono un cambio di vita.

Veniamo al lavoro: di cosa ti occupi?

Lavoro nel settore bancario Corporate e Istituzionale. Gestisco l’infrastruttura e i servizi informatici, attività critiche che, finché tutto funziona, sono poco visibili. Però la mia vera passione è il volo: sono in possesso di licenze americane di pilota commerciale e istruttore teorico di volo. Per dieci anni ho presieduto l’Aeroclub di Bergamo. Ora sono nel CDA dell’Ente Nazionale Aero Club d’Italia.

Parliamo di leadership: che tipo di leader sei?

Non ho un modello da manuale, sono quello che sono. A volte bisogna correre in prima persona, altre volte basta lasciare spazio agli altri e smussare qualche angolo. La definizione la lascio agli altri: io faccio come mi sembra giusto, cercando di avere sempre rispetto delle persone.

Se dovessi scegliere un valore rotariano, quale senti più tuo?

Non ho dubbi, la fellowship, quella vera che si crea nei nostri Club. È da lì che parte tutto perché è lì che si fa squadra anche per fare service. L’ho imparato nel mio Club e l’ho vissuto in prima persona con la Fellowship dei Piloti. A Reggio Calabria, durante un nostro evento, ho visto arrivare rotariani da tutto il mondo. In situazioni come quella capisci che un amico rotariano non è mai troppo lontano: se viene dalla Nuova Zelanda o dall’Alaska, già conosciuto o mai visto prima cambia poco, se è un rotariano è subito uno di casa (questo è davvero incredibile!) e diventa naturale pensare a come consolidare le relazioni.

E in famiglia come hanno preso la tua nomina?

Con l’ironia di sempre: “Ma sì, era ovvio… tu le fai sempre queste cose, ora però porta fuori la spazzatura!”. Anche se a volte sembra che sia tutto “normale”, non mi fanno mai mancare il loro supporto.

Ultima domanda: c’è qualcosa che ti spaventa pensando al tuo anno da Governatore?

Più che paura, è una preoccupazione: rispettare i confini. Vorrei fare da subito tutto ciò che è utile per preparare al meglio l’anno senza perdere opportunità, avendo però il massimo rispetto per i Governatori prima e dopo di me, senza interferire, operando – spero – in piena sintonia.