Non finiremo mai di trovare bellezza e speranza proprio in mezzo alle tragedie ed Eugenia, ragazza ucraina, è il fiore che ci dimostra che basta la forza di un tenero e fragile fiore per spaccare il cemento.
La storia di Eugenia era già stata raccontata qualche anno fa, quando ancora bambina ha avuto bisogno di un innesto protesico alla gamba per l’asportazione dell’osteosarcoma che le aveva intaccato il femore. Una vicenda complicata che si era risolta superando le barriere linguistiche, le difficoltà economiche, le grandi distanze e tutta la burocrazia necessaria quando sono coinvolti minorenni e diverse nazioni.
Eugenia aveva nove anni quando le era stato diagnosticato il tumore alla gamba e come soluzione l’amputazione dell’intero arto, ma la solidarietà, il genio umano e la rete di conoscenze che il mondo dei Rotary è capace di mettere in azione le avevano permesso di cambiare quello che sembrava l’unico doloroso percorso possibile.
Per il mio lavoro mi trovavo negli Stati Uniti con mia moglie, la quale si era iscritta ad un corso di inglese per parenti di lavoratori stranieri. Un corso di lingua intensivo, ma necessario a chi aveva la necessità di vivere in un paese con una lingua diversa dalla propria. Persone di differenti nazionalità frequentavano e ancora oggi frequentano quei corsi e in quelle aule si riescono a superare i confini come non sarebbe possibile in altri modi.
Francesca, mia moglie, italiana, aveva così conosciuto persone di diverse nazionalità con le quali noi avevamo fatto amicizia e con molte delle quali ancora oggi abbiamo contatti. In quelle aule aveva conosciuto Natasha, che aveva l’età del nostro figlio più grande. Una ragazza ucraina che aveva imparato l’italiano a scuola nel suo paese d’origine. Allora aveva 35 anni, era sposata con una figlia.
Il legame che era nato con questa donna e la sua famiglia era iniziato nel 2002 e quella amicizia si era mantenuta grazie alle numerose mail che ci eravamo inviati. Tra quelle mail ne era arrivata anche una con una richiesta di aiuto per una sua nipote che non potevamo ignorare. Eugenia, una bambina, allora di otto anni affetta da osteosarcoma e bisognosa di una cura urgente e complessa che Katia, la mamma della bambina, aveva inizialmente tentato di ottenere recandosi in Germania con la figlia. In Ucraina non erano disponibili le necessarie cure e terapie.
Fu dopo quella mail che mi attivai, grazie alla rete di contatti dei Rotary club, per mettermi in contatto con il Dr. Nicola Fabbri che in quel periodo esercitava presso l’ospedale Rizzoli di Bologna e che io ero riuscito a raggiungere telefonicamente mentre era in volo per Buenos Aires.
Nicola, grande chirurgo, ma soprattutto uomo di grande generosità, mi chiede di accompagnare Eugenia e sua mamma Katia a Bologna senza perdere tempo per permessi e visti a cui avremmo pensato dopo in loro arrivo in Italia. E così facemmo. Dopo il ricovero della bambina e grazie anche all’aiuto di altri amici rotariani, a Bologna riuscimmo ad ottenere l’emissione di un nuovo visto in sostituzione di quello nelle loro mani che scadeva di lì a poco, con durata di 1 anno.
L’intervento di asportazione del femore con l’innesto della protesi a Eugenia fu poi possibile dopo due cicli di chemioterapia effettuati presso l’ospedale Regina Margherita di Torino. Una protesi non definitiva, perché la bambina era in fase di crescita e allungamento osseo e anche l’inserto avrebbe dovuto essere allungato e poi sostituito seguendo la conformazione in divenire dell’apparato osteoarticolare di Eugenia. Una vicenda durata anni, come era naturale che fosse data l’età evolutiva della paziente, ma un intervento composto da diversi interventi a distanza di intervalli di tempo differenti e con spostamenti anche intercontinentali che sono stati necessari alla famiglia di Eugenia.
In tanti ci eravamo dati da fare sin dalla prima email della zia Natasha per questa bambina, non solo io e la mia famiglia, ma anche il gli amici del mio club, da poco mi ero trasferito da Milano al Rotary Club Bergamo Ovest, e tante altre persone con cui ci era stato possibile essere messi in contatto grazie alla rete mondiale che il Rotary dispone.
La storia di Eugenia aveva già dimostrato durante quella fase la sua straordinarietà. Non solo per le cure messe a disposizione a Bologna dall’equipe del Dr. Fabbri, ma anche, per esempio l’accoglienza ricevuta a Torino, grazie a rotariani torinesi. presso l’ex “Stazione Nord” della monorotaia di Torino 1961 che dal 2006 ospita i bambini malati dell’Ospedale Infantile Regina Margherita con i loro familiari, o alle varie raccolte fondi che sono state possibili attraverso i club e i social.
Katia, la mamma, era arrivata in Italia con 20.000€ in contanti nascosti tra gli abiti che indossava, ma allora per il primo intervento ne servivano 60.000, oltre a tutte le spese di trasferte e soggiorni necessari per seguire l’iter di quelle cure.
Impossibile poi, non citare l’onnipresente e prezioso aiuto della donna russa Marina, sposata con un italiano, Giuseppe Marzaroli. Marina sarà un’amica preziosa, non solo perché conosce l’italiano e l’ucraino, pur essendo sovietica, ma anche perché è sempre stata capace di mettere in campo aiuti preziosi e fondamentali, tra cui la gestione delle varie comunicazioni tra i vari stati in cui Eugenia si è dovuta muovere e per le raccolte fondi realizzate attraverso i suoi contatti su Facebook.
Eugenia da quel 2009 ha avuto i diversi interventi chirurgici necessari, le chemioterapie, le trasferte nei diversi ospedali italiani e poi americani e sempre grazie alla rete di solidarietà che si è potuta costantemente mettere in campo, anche dopo il trasferimento del Dr. Nicola Fabbri presso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center a New York, l’ospedale al terzo posto nella graduatoria americana per la cura del cancro.
L’intervento di cambio protesi sarà fatto nel 2014 ancora a Bologna e anche in quell’occasione fu importante l’aiuto dato dalla raccolta fondi avviata con il nostro Club. Nel 2015 Eugenia e la sua famiglia – la mamma Katia, il papà Yuri e la sorella gemella Valeria – andranno in viaggio in Michigan, dalla zia Natasha e in quell’occasione si recheranno a New York per una visita dal Dr. Fabbri. Nicola si era dimostrato ancora una volta un uomo generoso, oltreché un medico di alta specializzazione e chirurgo di grande valore, e in quell’occasione ebbe la possibilità di valutare gli effetti delle cure chemioterapiche potendo confrontare tra loro le due gemelle.
Eugenia ha superato oltre ogni iniziale aspettativa uno dei peggiori tumori grazie alla sua volontà di guarire e alla rete di amicizie e professionalità che si sono create a protezione intorno a lei sin dall’inizio di questa dolorosa esperienza. Importante è stata la sua amicizia con noi italiani, ma anche quella con la amica russa Marina.
Con lo scoppio della guerra le due gemelle si sono rifugiate dalla zia Natasha e dove Eugenia è rimasta in questi ultimi quattro anni perfezionando lo studio a lavorando come business analyst.
Nei giorni scorsi ho accolto con gioia la visita di Eugenia e Katia a casa mia, a Rovetta, dove si sono fermate da noi per qualche giorno.
Eugenia è ormai una bella donna di venticinque anni. Non ha potuto proseguire nella sua carriera di ginnasta, che aveva dovuto interrompere sua malgrado all’insorgere del tumore, ma ha conseguito una laurea in campo economico finanziario (business economics) e ottenuto un incarico di lavoro gratificante negli Stati Uniti. Un lavoro che prossimamente svolgerà da remoto dalla sua terra d’origine, l’Ucraina, nella quale si è recata in questi giorni per supportare la sua gente e nella feroce guerra che sta combattendo e subendo ormai da oltre quattro anni e mezzo.
Una storia di malattia, di coraggio e di tanta solidarietà rotariana e non solo quella di Eugenia. Una storia di amicizia tra italiani, ucraini, russi, americani che ha saputo superare i confini linguistici, il passare degli anni, il sopraggiungere dei conflitti e di tante piccole e grandi difficoltà.
La sorella Valeria con il suo boyfriend è rimasta in America dove vive vicino alla zia Natasha che è li ormai da molti anni, ma Eugenia, che non ha mai interrotto l’amicizia con me, la mia famiglia e i numerosi amici incontrati in questi anni in questo momento, con la sua nuova gamba e con la sua determinazione è tornata nel suo paese, l’Ucraina e sono certo che anche da là sarà capace di dimostrare quanto sia una persona davvero in gamba!
Paolo Fiorani
Past President Rotary Club Città di Clusone




