DISAGIO GIOVANILE – riflessi sulla salute mentale

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Il Distretto 2042 del Rotary International, considerate le sempre più evidenti ricerche scientifiche che mostrano come il disagio giovanile influisca sullo sviluppo di psicopatologie gravi, organizza un seminario con la finalità di sensibilizzare sul disagio psichico e prevenire le malattie psichiche invalidanti.

Esperti del settore approfondiranno il tema, sia sotto un punto di vista clinico che teorico, affrontando i principali campi di disagio dei giovani, con uno sguardo alle famiglie, componenti indispensabili per la prevenzione e la prognosi.

Ore 9.40 – 10 L’importanza della prevenzione rispetto agli esordi psicopatologici in età adolescenziale.
Dr. Michele Angelo Rugo

Ore 10 – 10.45 Adolescenza e autolesionismo, tossicodipendenza e alcolismo, tra trasgressione ed emulazione.
Prof. Massimo Clerici
MD, PhD
Full Professor of Psychiatry, University of Milano Bicocca (Italy) Head of Mental Health and Addiction Department, Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, Monza (Italy)

Ore 10.45 – 11.30 I disturbi alimentari, ruolo delle famiglie nell’esordio in adolescenza.
Prof.ssa Laura Muzi, Università di Perugia
Ph.D.
Department of Philosophy, Social Sciences, Humanities and Education University of Perugia, Italy

Ore 11.30 – 12.15 I disturbi psicotici: quali possibili interventi nella prevenzione e nella cura.
Prof.ssa Anna Rita Atti, Università di Bologna
Professoressa associata, Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie
Settore scientifico disciplinare: MED/25 PSICHIATRIA, University Alma Mater Bologna

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Dr. Michele Angelo Rugo
Medico chirurgo, psichiatra e psicoanalista è laureato in filosofia. Dirige da anni strutture psichiatriche, supervisiona aziende e organizzazioni. Nel 2019 consegue il master in management sanitario (EMMAS) presso l’Università Bocconi di Milano. Insegna in master universitari e scuole di specializzazione in psicoterapia. È autore di molteplici articoli scientifici e testi psichiatrici, l’ultimo libro è: “L’organizzazione malata”, ed Mimesis, 2023.
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L’importanza della prevenzione rispetto agli esordi psicopatologici in età adolescenziale.
Diagnosticare una patologia in adolescenza può prevenire un peggioramento della stessa, ma, allo stesso tempo, deresponsabilizzare l’adolescente rispetto alla sua messa in gioco nel mondo.
La prevenzione coinvolge le istituzioni senza dubbio, ma anche le famiglie.
La differenza tra disagio adolescenziale ed esordio psicopatologico non sempre è di facile realizzazione. Sarebbe bene evitare e dunque prevenire la psicopatologizzazione anche di ciò che patologia non è.


Prof. Massimo Clerici
Nato a Milano nel 1954, ha fatto il Liceo Classico al Manzoni e si è laureato in Medicina e Chirurgia,  specializzato in Psichiatria e completato il Dottorato di Ricerca in Psichiatria e Scienze Relazionali presso l’Università degli studi di Milano dove è stato chiamato come Ricercatore MED25 (Psichiatria) presso il Polo Didattico San Paolo. Professore Associato dal 2007 presso l’Università degli studi di Milano Bicocca e poi Professore Ordinario di Psichiatria sempre presso l’Università degli studi di Milano Bicocca, è Direttore del Dipartimento di Salute Mentale della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori (già ASST di Monza) dal 2008 – dopo una lunga carriera come psichiatria clinico e ricercatore presso l’Ospedale Policlinico di Milano, l’Azienda Ospedaliera San Paolo di Milano e l’Azienda Ospedaliera San Gerardo di Monza.
Si occupa da sempre di disturbi mentali gravi, disturbi correlati all’uso di sostanze e addiction, nonché interventi familiari psicosociali e psicoeducativi: in ambito psichiatrico forense ha sviluppato competenze specifiche sugli autori di reato nella clinica penItenziaria. Ha pubblicato oltre 20 libri e oltre 350 articoli sulle tematiche del disagio psichico, dei disturbi mentali e della sofferenza familiare in relazione a schizofrenia, disturbi dell’umore, della personalità, dell’alimentazione, dipendenze e carcere.
Da decenni formatore di molti Servizi pubblici e privati e Istituzioni nazionali e internazionali che si occupano di disturbi correlati all’uso di sostanze, è stato Consulente del Dipartimento delle Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio e della Regione Lombardia di cui è membro del Tavolo Tecnico e Coordinatore della Cabina di Regia sui Disturbi della Nutrizione e dell’alimentazione (DNA). Attualmente, riveste la carica di vice-Presidente nazionale della Società Italiana di Psichiatria (SIP) e Presidente della Società Italiana di Psichiatria delle Dipendenze (Sip.Dip), sezione speciale SIP e dell’Associazione Italiana per lo studio delle Dipendenze Comportamentali (AIsDiCo). E’ Presidente della sezione lombarda della SIP e dell’Associazione Ricerche sulla Schizofrenia, Member Society della World Psychiatric Association (WPA).
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Adolescenza e autolesionismo, tossicodipendenza e alcolismo, tra trasgressione ed emulazione.
Le cosiddette patologie adolescenziali hanno aperto, in questi ultimi anni, un rilevante campo di riflessioni cliniche e di ricerche finalizzate ad una migliore comprensione degli esordi dei disturbi mentali e delle implicazioni gestionali di questa importante fascia di età che spesso fugge all’osservazione e si colloca, inevitabilmente, a cavallo di Servizi diversi (NeuroPsichiatria Infantile, Dipendenze, Servizi Sociali e – dal 17° anno di età – Psichiatria adulti) che spesso rivelano difficoltà ad una piena e sinergica collaborazione o, sovente, non condividono modelli di cura.
In particolare, le problematiche legate alle dipendenze – nelle sue più diverse forme – ed ai comportamenti autolesivi – anch’essi qualificati da modalità e finalità spesso dissimili – sollecitano i Servizi ad un riesame del modello di cura vigente e delle traiettorie trattamentali disponibili per l’utenza: ciò riflette la necessità di un recupero di definiti elementi psicopatologici all’interno di una dimensione troppo spesso legata al “disagio aspecifico”, nonché di una riorganizzazione complessiva degli ambiti dove tali pazienti afferiscono rispetto alla tradizionale costruzione di contenitori separati (“silos”) che regola l’attuale sistema di intervento nella salute mentale.
Il tema della “doppia diagnosi” o dell’intercettazione delle cosiddette comorbilità trasversali qualificate spesso troppo semplicisticamente nella direzione dei disturbi della personalità rivela infatti ricadute importanti sia nella gestione delle acuzie che nelle possibilità di offrire programmi intensivi e, spesso, di lunga durata all’adolescente “in crisi”.
L’area in oggetto mostra, nell’attualità, difficoltà significative nella presa in carico dell’adolescente ma, soprattutto, nella compliance dei più giovani alle unità di offerta loro rivolte.
Il tema delle famiglie è direttamente speculare a quanto in oggetto poiché queste ultime risultano scarsamente agganciabili sulla base di alcuni presupposti che i clinici osservano da tempo:

  • processi sempre più evidenti di de-responsabilizzazione rispetto alla gestione del ruolo genitoriale e di una effettiva capacità di esercitarlo,
  • una dilagante delega ai social dei percorsi informativi e formativi che, oltre a by-passare la famiglia come contesto educativo, indeboliscono anche i luoghi per definizione deputati allo sviluppo dell’identità individuale e sociale (in primis le scuole),
  • Il peso ancora attivo dello stigma che allontana dai Servizi e, soprattutto, disincentiva gli interessati (adolescenti) che non vedono una ferma convinzione, nell’esame dei bisogni e nelle richieste di aiuto, da parte della famiglia;
  • una visione performativa più globale della società attuale, su base narcisistica e tecnologica, che non fa che aumentare l’ansia sociale e le valenze depressive di una generazione scarsamente in grado di emanciparsi.   

Prof.ssa Laura Muzi
Ricercatrice in Psicologia Clinica presso il Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione, Università degli Studi di Perugia. Membro dell’International Society for Psychotherapy Research (SPR) e dell’Italian Group for the Advancement of Psychodynamic Diagnosis (IGAPSYD), si occupa da anni di diagnosi, valutazione e trattamento dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.
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I disturbi alimentari, ruolo delle famiglie nell’esordio in adolescenza
Un’accurata comprensione dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione è un compito complesso: alla rilevante eterogeneità dei quadri sintomatologici, del decorso e della risposta ai trattamenti, si aggiunge la variabilità dei fattori di rischio per l’esordio e/o il mantenimento di queste patologie. All’interno di questa cornice eziologica, di natura multifattoriale e biopsicosociale, questa relazione approfondirà il ruolo dei modelli interpersonali e familiari, anche alla luce dei dati epidemiologici più recenti che indicano un progressivo e significativo abbassamento dell’età di esordio tipica di questi disturbi.


Prof.ssa Anna Rita Atti
Professoressa associata
Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie

Settore scientifico disciplinare: MED/25 PSICHIATRIA
Dirigente Medico di I Livello – Psichiatra DSM-DP, AUSL Bologna

Responsabile Unità Studio ed Assistenza DCA-Adulti
1999 – Laurea in Medicina e Chirurgia (Università di Ferrara), 110/110 cum laude
2004 – Specializzazione in Medicina Interna (Università di Ferrara), 50/50 cum laude
2004 – Corso avanzato “Modern methods in Biostatistic and Epidemiology” tenuto dalla Harvard University in collaborazione con il Karolinska Institutet
2009 – Dottorato di Ricerca in Epidemiologia Geriatrica (NVS Department, Karolinska Institutet – Stoccolma, Svezia), Tesi: “The effect of somatic disorders on brain aging and dementia. Findings from population-based studies”
2011 – Master in “Working with People with Eating Disorders” tenuto da The Tavistock and Portman, NHS Foundation trust, UK in collaborazione con la University of London.
2012 – Specializzazione in Psichiatria, (Università di Bologna), 70/70 cum laude.
Dal 2006 al 2014 Ricercatore MED-25 – DIBINEM – Università di Bologna.
Dal 2013 ad oggi Psichiatra presso Unità di studio ed Assistenza DCA-Adulti e presso SPDC Osp. Maggiore, Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche – AUSL Bologna.
Dall’ottobre 2015 Professore Associato MED-25 – DIBINEM – Università di Bologna.
2021 – Conseguimento abilitazione MIUR I fascia Med-25.
2022 – Incarico Alta Specializzazione sui Disturbi Alimentari per AUSL Bologna.
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I disturbi psicotici: quali possibili interventi nella prevenzione e nella cura.
Il termine psicosi indica un tipo di disturbo psichiatrico, espressione di una severa alterazione dell’equilibrio psichico dell’individuo, con compromissione dell’esame di realtà, frequente assenza di insight, e frequente presenza di disturbi del pensiero (deliri) e/o delle senso-percezioni (allucinazioni). Tale definizione venne introdotta nel 1845 da Ernst von Feuchtersleben con il significato di “malattia mentale o follia”. Tra tutte le psicosi quella più nota è la Schizofrenia. Essa è caratterizzata da deliri, allucinazioni ed eloquio disorganizzato. Si associano a questi sintomi, inoltre, alterazioni del comportamento, che è spesso disorganizzato o catatonico. Infine, possono essere presenti sintomi negativi, un gruppo di sintomi in cui si riscontra la diminuzione di una caratteristica della persona, per esempio diminuita espressione delle emozioni o scarsa motivazione. La Schizofrenia compromette significativamente il funzionamento nella vita di tutti i giorni. Nel corso della vita meno dell’1% delle persone può sviluppare la Schizofrenia, emerge tipicamente in giovane età, quasi sempre prima dei 30 anni. È una patologia cronica. Infatti, si parla di Schizofrenia solo quando questi sintomi durano da almeno 6 mesi, questo perché non tutte le persone che presentano i sintomi hanno (o svilupperanno) la Schizofrenia. Nel corso della malattia sono previste periodiche riacutizzazioni pertanto è sempre raccomandato svolgere un percorso di cura. Il trattamento della Schizofrenia è principalmente farmacologico, con farmaci della classe degli antipsicotici da integrarsi con interventi psicoterapici, educativi e socio-riabilitativi (modernamente noti come social skills training). Non sono attualmente disponibili misure di prevenzione soddisfacenti e l’accertamento della malattia nelle fasi iniziali (diagnosi precoce) è di importanza fondamentale perché consente di iniziare subito le cure, di tenere sotto controllo i primi sintomi ed evitare lo sviluppo delle complicazioni più severe. Seguire con attenzione il piano di cura è indispensabile.


Maggiori info
segreteria tecnica alessio.soffitto@distrettorotaract2042.it
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