Difficile non affezionarsi a Pippo: sa essere insieme serio e divertente, affilato nelle idee e morbido nei modi, capace di guardare al passato con lucidità e al futuro con entusiasmo. Lo abbiamo incontrato per un’intervista a cuore aperto, in vista del suo anno da Governatore del Distretto Rotary 2042 (ar 2026-2027). Il risultato? Una chiacchierata sincera, schietta, piena di spunti e di memoria, ma anche di visione.
Il primo ricordo del Rotary risale al Rotaract, “Sono entrato giovanissimo, avevo 21 anni ed era il 1977. Ho fatto il presidente nel ’79 e grazie al Rotaract ho conosciuto mia moglie… vale il prezzo del biglietto, no?”. E come dargli torto?!
Il suo ingresso nel Rotary è del 1989, solo dopo aver ottenuto la specializzazione in odontoiatria (Attività Libere e Professioni, medici, odontoiatria, ndr). “All’epoca non entravi in un Club se non appartenevi a una classifica professionale. Era un passaggio fondamentale che aveva un senso profondo, distintivo. Così come era un grande valore, per un Club, avere assegnato un territorio, un modo per sentirsi vicini alla società di appartenenza”.
La via rotariana per Damasco
Ogni rotariano ha il suo punto di svolta. Per Pippo è stato l’incontro con il Governatore Elio Cerini.
“Mi chiamò, d’estate, e mi disse: ‘Devi fondare un nuovo Club che coinvolga anche socie donne’. Io, lì per lì, gli dissi che non mi sentivo all’altezza, ma lui insistette. Mi disse: ‘Devi farlo tu’. E aveva ragione!”
La storia di Pippo nel Distretto inizia così, tra entusiasmo e progettualità, fino al 2013, quando il Governatore Orsolini gli affida la Commissione Effettivo. Da allora, nel Distretto, è stata una presenza costante.
Come si spiega il Rotary a un giovane?
“Non siamo volontari. Siamo persone di volontà, donne e uomini di volontà! Chi entra nel Rotary ha il desiderio di vedere un progetto nascere, crescere e realizzarsi. E questo puoi farlo solo dentro una comunità organizzata. Così è stato per me: non avrei mai potuto portare avanti i progetti in Africa in questi 25 anni senza il mio Club, la Fondazione Rotary e il Gruppo Olona.”
La definizione arriva chiara, come un distillato di esperienza e coerenza. E non a caso Pippo ci tiene a distinguere tra fare volontariato ed essere rotariani: “La differenza la fa l’appartenenza, l’adesione a un codice di valori e la dimensione collettiva rende l’azione più forte.” Una convinzione che pone le sue radici nell’eredità raccolta dal padre, anche lui rotariano, fondatore del Club Ticino: “Mi diceva, se vuoi stare nel villaggio, devi fare la vita del villaggio. Stare insieme agli altri ti permette di raggiungere ciò che da solo non potresti nemmeno immaginare.”
Poi torna su un altro episodio personale: “Quando sono entrato nel Rotaract sono stato colpito da una frase di un discorso dell’allora Governatore del Distretto 204 (quello che poi diventò il 2040, ndr), Carlo Ravizza, ‘Il Rotary è una palestra che aiuta il cervello a relazionarsi col cuore e viceversa’, un mantra che ho fatto mio e che aiuta a capire quanto il Rotary possa essere formativo sotto tanti aspetti.”
Il valore della leadership, dell’amicizia, della qualità
Con Pippo si parla a lungo dei giovani, del Rotaract, del ricambio generazionale e dell’importanza dell’esempio e della leadership come attrazione. “I nostri Club Rotaract sono un bacino di vere eccellenze. Esprimono guide brillanti, autentiche, coinvolgenti. Continuando per questa strada altri giovani saranno naturalmente attratti. Noi rotariani dobbiamo solo accertarci di averne cura e rispetto, assecondando la loro indole, guidandoli nella via dei valori e consegnando loro la nostra fiducia.”
Anche i Club Rotary devono porre attenzione e risorse sul tema dell’effettivo: “Oggi tanti nuovi soci entrano senza sapere davvero cosa sia il Rotary. Manca formazione, manca accompagnamento. Il Club deve essere un luogo dove sentirsi accolti, ma anche responsabilizzati. Non siamo un Club sociale. Siamo una realtà valoriale e i nostri valori sono un passaggio imprescindibile per tutti gli affiliati. Se un socio entra e poi se ne va, la colpa non è solo sua. Forse non è stato formato, non è stato accolto, non ha trovato la qualità che si aspettava. Questo è un tema centrale per il mio mandato: far sì che il Distretto aiuti i Club a rafforzare la loro identità e la coesione interna. In alcuni Club il percorso di affiliazione è ancora lungo e passa dalla profonda conoscenza del candidato. Il nuovo socio viene individuato, seguito, accompagnato. E quando entra, ci resta, perché ha capito la realtà nella quale entra a operare, gli è stata spiegata, e ha respirato l’atmosfera giusta.”
Non è questione di esclusività, chiarisce. Ma di coerenza. Di cultura interna. Di rispetto per quei valori che, spesso, nemmeno i soci conoscono più. “Chiederò ai Club di tornare a interrogarsi sui valori fondanti. Oggi in pochi saprebbero elencarli tutti. Ma sono ciò che ci tiene insieme.”
Un sogno per il 2042
Alla domanda “Cosa ti piacerebbe lasciare al Distretto?”, Pippo risponde netto: “Il nostro Distretto funziona. Il mio compito sarà preservarne l’autorevolezza, la qualità, la bellezza. E continuare il percorso di avvicinamento ai Club: offrire supporto, non giudizio. Sostenere, non comandare. Il Distretto deve essere una risorsa per i Club, non un peso. Un alleato, non un controllore.”
Quando gli chiediamo tre parole per definirsi, non esita…
Entusiasta. Sincero. Presente. Pippo La Rocca si descrive così. E siamo certi che saranno le stesse parole con cui, un giorno, anche noi lo descriveremo ripensando al suo anno da Governatore.
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Pippo La Rocca con la moglie Patrizia Condecà, attualmente Assistente del Governatore per il Gruppo Olona, conosciuta mentre erano soci Rotaract.

